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Ecco una delle postcard più belle del documentario:

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Diario di viaggio di una giovane autrice

RIFLESSIONI del pubblico dopo la proiezione di EmergencyExit a Manchester

Pubblichiamo alcune interessanti riflessioni, appena ricevute da parte di una giovane spettatrice Italiana dopo lo screening a Manchester di Emergency Exit – Giovani Italiani all’estero, con i Com.It.es di Manchester:

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La sala a Manchester con oltre 75 persone

“Domenica ho assistito alla proiezione a Manchester e devo dire che sono rimasta molto impressionata. Riguardo ciò che si e’ detto durante il dibattito. Il mio parere è di lasciare la politica al di fuori e condivido il tuo punto nel dire che il documentario riguarda le Storie, non le cause o le soluzioni al problema.

Se come dici tu, un documentario non cambierà la storia dell’Italia o risolverà i problemi che sono la causa di queste emigrazioni, un progetto del genere può fare ben altro.
Di Italiani all’estero oramai ce ne sono molti, e questo progetto secondo me li connette tutti, facendoli sentire meno “pecore nere” e soprattutto meno soli.
Ti posso assicurare che dopo cinque anni qui a Manchester, il senso di frustrazione e nostalgia non se ne va, ma soprattutto quello di solitudine.
Ieri dopo la proiezione me ne sono tornata a casa con una carica enorme, con una voglia di fare e soprattutto di creare. A questo serve il tuo progetto, a dare nuova speranza a chi il passo lo ha fatto, serve a farli sentire parte di una comunità che c’è e che dovrebbe essere più supportata e più forte.

In breve: grazie mille, per me ha voluto dire davvero molto.

Valentina

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Un’immagine di Manchester

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Emergency Exit vince come Miglior Documentario Straniero al Madrid International Film Festival!

Qualche giorno fa siamo stati a Madrid per due ragioni: la prima è stata la selezione del doc (di cui già sapevate) al Madrid Internatiobal Film Festival 2014, in concorso con due nomination. La seconda ragione è stata far coincidere questo viaggio con le riprese di una delle tappe della nostra webseries, ispirata al film, con interviste a 3 italiani emigrati a Madrid e di cui vi parleremo nei prossimi giorni.

Ma la grande soddisfazione è stata la partecipazione a questo festival internazionale, in cui erano in competizione oltre 150 lavori da ben 25 nazioni differenti.

L’anteprima internazionale di Emergency Exit, è stata dunque il 18 luglio proprio a Madrid. 

 

 

 

 

Il giorno successivo alla proiezione, c’è stata la premiazione, a cui, per imprevisti problemi di salute, non ho potuto, con gran dispiacere partecipare. Ora va tutto bene :-)

Ecco però qualche foto felice scattata all’anteprima del film:

 Mi hanno accompagnato in questa splendida avvenura anche il nostro compositore della colonna sonora, Gioacchino Balistreri, e la nostra operatrice Paola Ferrara.

Infine, dopo un precipitoso rientro in Italia, la grande notizia arriva durante la notte in Italia, direttamente dal red carpet!

Che notizia inattesa: ringraziamo di cuore la giuria del festival che ci ha dato questo premio, e io, personalmente ringrazio tutti quelli che hanno creduto in questo film dall’inizio. Ma soprattutto gli italiani all’estero che ho incontrato in questo viaggio lungo l’Europa e gli Stati Uniti: le loro storie, il loro legame, la loro speranza nonostante tutto, hanno trasmesso un energia speciale a questo documentario, che, soprattutto all’estero, viene percepita e valorizzata.

Grazie a tutti voi.

La prossima proiezione: Ischia Film Festival 2014

Stiamo lavorando moltissimo per poter dare una distribuzione al documentario, all’estero ma soprattutto in Italia.

Riceviamo (da voi) e spediamo ogni giorno email e messaggi per cercare il modo migliore di diffondere il film e la realtà che esso racconta, vista con gli occhi dei giovani italiani all’estero. Non è facile, molto spesso occorre attendere settimane per avere risposte incerte e vaghe da parte di televisioni, uffici e piattaforme web; lo stesso circuito dei festival è un garbuglio di regolamenti, applications, invii di pacchi e materiali… e spesso non c’è nemmeno la certezza che i film vengano visti.  Ma sono certa che riusciremo. Riusciremo a darvi il modo di vedere Emergency Exit ed acquistarlo online.

Per il momento, nel corso dei prossimi mesi, ci saranno alcune proiezioni esclusive del documentario all’interno dei circuiti dei festival, spesso accompagnati da incontri con me (regista) e alcuni dei protagonisti. Il prossimo appuntamento è a ISCHIA, nell’ambito dell’ Ischia Film Festival 2014, che ha selezionato il nostro documentario nella sezione Fuori Concorso ‘Scenari': la proiezione è prevista per Sabato 28 giugno, alle ore 22, presso la splendida cornice del Castello Aragonese (sulla Terrazza del Sole). Ci sarò anche io a presentare il film, che aspettate a prenotare un weekend cinefilo a Ischia? :-)

 

Chiudiamo ricordandovi l’uscita della prima puntata della WEBSERIES ispirata al film, dedicata alla città di Bruxelles. Ha ricevuto oltre 1400 visualizzazioni in una settimana! Trovate la puntata anche sul nostro sito work in progress, www.emergencyexit.it/webseries:

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La locandina

Ecco la nostra nuova locandina, con le immagini tratte dal film. La locandina è opera dei nostri amici di Pooya. Bella vero?

CI SIAMO.

Come promesso e per rispondere a quanti di voi ci chiedono come procede il lavoro, a cui in molti avete contribuito su Indiegogo, vi aggiorniamo sullo stato del documentario e sulla data di uscita.

Come ricorderete, eravamo rimasti a Maggio, all’ultima tappa del docu-trip negli Stati Uniti, a New York City, dove siamo atterrati dopo che una produttrice americana – Beth – aveva deciso di finanziare parte del progetto – la fase di post produzione – attraverso Indiegogo e altri sostegni diretti una volta arrivati in USA.

Così, abbiamo deciso tutti insieme che, per comodità, ci saremmo fermati per circa due mesi a NY, dove, oltre a girare le ultime interviste, avremmo anche terminato il montaggio, la color correction e l’audio mixing, con uno staff tutto reclutato sul posto, in grado di terminare la post produzione del film.

Ed ora eccoci qui, in Italia, due mesi dopo.

Com’è andata?

Beh, come ogni sogno americano che si rispetti (e questo lo sapete se avete visto i tanti film che ne parlano), non è tutto oro quello che luccica, c’è sempre un prezzo da pagare e anche questa grande esperienza di vita americana, cui nessuno avrebbe potuto dire di no, lo ha avuto… in termini di tempo ‘perso’. Sorvolo, al momento, sulle mie considerazioni personali circa mia esperienza a New York in questi mesi, sicuramente molto interessante, per andare al dunque e raccontarvi solo del documentario. Prometto che il post ‘post-NY’ arriverà!

Tornando dunque alle sorti del nostro documentario, se da un lato sono pienamente soddisfatta delle interviste e delle persone incredibili che abbiamo incontrato e intervistato (Alessia, Andrea, Matteo e Chiara, di cui vi ho parlato nei post precdenti), della ricchezza che le le loro testimonianze hanno dato al film che vedrete, dall’altro lato, quello tecnico, che attiene al montaggio del film, purtroppo non è andata affatto come speravamo. Il lavoro, sebbene sia stato condotto dalla montatrice con molte energie, ha del tutto disatteso le nostre aspettative dal punto di vista della qualità formale, dell’emotività e dell’originalità del discorso. Oltre a non essere stato portato a termine nei tempi previsti. E’ stato un grosso errore di valutazione da parte nostra nella selezione dello staff con la sensibilità e l’esperienza più adatta al tema, al linguaggio e allo stile di tutto il progetto.

Può succedere. Un film è un’entità imprevedibile nel suo processo produttivo, ancora di più se si tratta di un documentario indipendente, che non ha una sceneggiatura da seguire. Sta all’abilità del montatore dare un apporto originale ed una struttura narrativa coinvolgente ai contenuti selezionati dal regista e dall’autore.

Per farvela breve: non volendo accontentarci di un prodotto finito che non restituiva la profondità del tema e delle storie, dopo tutto il lavoro condotto in un anno di viaggi e la fatica di tante persone coinvolte, una volta tornata in Italia ho deciso insieme al mio staff di fare un passo indietro e rimettermi al lavoro rimontando il documentario, completamente.

Una decisione che abbiamo preso, dopo un inevitabile primo momento di frustrazione e delusione, con estrema consapevolezza. Meglio ritardare i tempi, rinunciando al lancio che avevamo programmato, ma almeno mostrare un film più profondo e articolato, in cui riconoscere l’identità iniziale di questo progetto, che potesse smuovere qualcosa, restituire autenticità ed approfondimento, ma che allo stesso tempo non perdesse il suo lato artistico e creativo.

Così stanno le cose, ed era doveroso aggiornarvi su quanto accaduto.

Questo ha portato naturalmente all’allungarsi dei tempi di post produzione, dato che dal nostro rientro e per tutta l’estate dovremo continuare il lavoro ma… finalmente adesso possiamo comunicarvi che il ri-montaggio è quasi terminato e che il documentario definitivo sarà presto pronto per l’audio mixing, il sound design e la color correction, le ultime fasi di un film – durata: circa due settimane di lavoro – che si svolgeranno dalla fine di Agosto alla metà di Settembre circa a Torino.

Possiamo quindi confermare l’uscita entro il mese di Settembre, in anteprima soltanto per i funders di Indiegogo che riceveranno il download o il dvd prima di chiunque altro :-)

Successivamente, il destino che vorremmo per il documentario sarebbe che circolasse il più possibile in ambiti pubblici, in Italia ed all’estero, dove magari aprire un dibattito e parlare dei temi trattati: rassegne, festival, eventi e manifestazioni culturali e via dicendo. Chiunque vorrà segnalarceli, da ogni paese del mondo, sarà il benvenuto. E poi chissà.

Vi auguro una buona estate, ovunque voi siate nel mondo, anche da parte di tutto il nostro staff. Arrivederci a Settembre!

PS: E ancora Grazie per la pazienza, il sostegno e l’incoraggiamento che ci fate arrivare coi vostri messaggi.

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Laureati Italiani vendono pesce in Norvegia. Con un dettaglio…

 Già, forse lo sapevate. E sapevate anche che li vedrete e sentirete nel nostro documentario. Gli Italiani in Norvegia.

In particolare noi vi racconteremo la vita a Bergen di Marco, 33 anni, di origine Catanese, trasferitosi a Bergen da ormai tre anni, dopo la laurea a Bologna. Insieme a Marco, naturalmente, scoprirete anche tutto il micro-cosmo umano che compone il Fishmarket, dove appunto, uomini e donne di varie età e nazionalità trascorrono 4 mesi l’anno vendendo stoccafissi, salmone, balena, granchio reale e molto altro ai turisti di tutto il mondo. Piccolo dettaglio: il loro stipendio è di 4 mila euro al mese. Sì, avete capito bene.

La realtà del Fishmarket (o Fisketorget), va precisato, non accoglie solo laureati, ma anche tanti giovani dallo spirito cosmopolita che hanno avuto voglia di fare un’esperienza sicuramente molto particolare, che li porta a contatto con tanta gente e con un life-style differente e da cui sicuramente si resta sorpresi in positivo: tante false leggende sulla vita al Nord vengono sfatate, lasciate che ve lo dica, si vive molto molto meglio di come uno possa immaginare, a Bergen, poichè è una città universitaria, piccola ma vivace, immersa nella natura, ma anche piena di servizi e ben collegata. Con un costo della vita alto, è bene dirlo e lo vedrete nel film, ma con stipendi alti e molto tempo libero che spetta di diritto ai lavoratori.

Dicevamo però che ci sono anche tantissimi laureati a lavorare al mercato del pesce, ed il motivo è assai semplice: se dopo la laurea, in Italia, ad esempio, devo accontentarmi di far gavetta o di lavoretti per campare (senza essere choosy, sic!) e nell’attesa di un impiego all’altezza della mia preparazione devo adattarmi a uno under-skilled… a questo punto meglio farlo in Paese dove la paga è più alta e posso mettere da parte i contributi, perchè è tutto, assolutamente, IN REGOLA.

Non è che siano ‘laureati’ per caso: il loro è un lavoro che richiede, oltre a innate doti comunicative e persuasive (in fondo si tratta di vendere roba carissima!) anche di essere poliglotti. Ognuno di loro non sa meno di tre lingue. Marco, quando è arrivato, conosceva – oltre all’italiano chiaramente – inglese e spagnolo. Stando lì ne ha imparate altre vedendosi passare giorno dopo giorno davanti cinesi, giapponesi, russi, tedeschi, danesi, etc. Una delle cose più divertenti che vedrete nel film è il suo piccolo segreto per attirare più clienti delle altre bancarelle: un taccuino con le frasi chiave per ogni idioma, che all’occorrenza tira fuori per incuriosire clienti sorpresi di vedere un VERO siciliano parlare il mandarino o il thailandese. Vi garantisco che ci sono scene esilaranti. Un’altra cosa divertente è il cartello, rigorosamente per abitanti della Trinacria, ‘Parramu sicilianu’.

Ma non vi svelo altro di questo ‘mondo’ a se, che fa da polo di attrazione, circondato dai meravigliosi fiordi, per tutta una generazione di Europei, in particolare quelli provenienti dagli Stati Mediterranei maggiormente colpiti dalla crisi (i PIGS, acronimo di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, ma che in inglese significa “maiali”). Per vedere tutto il film, che sarà completato a fine Marzo, non vi resta che contribuire su Indiegogo, anche con pochissimi euro, il costo di una birra norvegese, avrete diritto a una copia! Grazie.

Per altre info, vi consiglio questo articolo qui http://solferino28.corriere.it/2013/02/08/i-laureati-italiani-che-vendono-il-pesce-in-norvegia/ sul corriere

PS: piccola postilla finale: è EVIDENTE che la Norvegia non accoglie laureati solo al Fishmarket: con la sola conoscenza dell’inglese, non per forza del novegese, c’è un mare di possibilità per tutti i GIOVANI, alla pari, in campi quali la ricerca, l’ingegneria, il turismo e anche la cultura: la Norvegia finanzia moltissime opere artistiche e in particolare Bergen ha un’offerta culturale assai vasta.

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Prossima destinazione: Londra. Ecco un’anteprima!

A Febbraio la troupe leggera di Emergency Exit raggiungerà il Regno Unito: Londra è la città con il più alto numero di emigrati Italiani nel mondo. Non è una grande sorpresa, in effetti! E’ impossibile intervistare tutti i giovani Italiani con cui siamo entrati in contatto e che ci hanno scritto, ma sono molte le storie che raccoglieremo: una principale (che non vi svelo, per ora!) e che sarà tra i sei protagonisti del documentario; le altre testimonianze invece, le ascolterete pian piano nei contenuti extra del film a cui potranno accedere i nostri sostenitori qui su Indiegogo , che aspettate a contribuire? Basta davvero poco!

Per darvi un assaggio delle voci londinesi, ecco un messaggio che mi è arrivato attraverso il sito ufficiale. Mi ha colpito molto e merita di essere letto. E’ di Chiara, che fa parte di una giovane community di artisti e musicisti a Londra, tutti emigrati in UK da Italia, Spagna e Grecia…

Salve, felice di sentire che esiste gente come voi che fa sentire la voce dimenticata di giovani italiani costretti a emigrare per un futuro migliore, come gli anni ‘50, quando gli italiani partivano per la Germania, la cosiddetta “Terra promessa”. Un esodo che a distanza di tempo si ripete nelle sue drammatiche dinamicità uguale o forse peggiore. Un anno fa scrivevo sul noto Fatto Quotidiano questo articolo, che racconta una modesta storia come tante altre storie.
 A 19 anni ho lasciato la mia Sicilia per andare a studiare a Roma, all’università “La Sapienza”, non appena terminati i miei studi in Mediazione Linguistico Culturale, ho deciso di partire per Londra. Unendo le mie due passioni, le lingue e la musica, sono riuscita a sperimentare me stessa. In Inghilterra, grazie ai cosiddetti Student loans ho avuto l’opportunità d’intraprendere nuovi studi innovativi per chi decide di creare arte, di fare musica. Così mi sono diplomata alla Drumtech di Londra e poi di nuovo alla Thames Valley University in Popular Music Performance con specializzazione in batteria. Qui, ho avuto tante opportunità non solo lavorative ma anche di crescita personale. Ho vinto le mie piccole sfide: ho studiato il mio strumento con la stessa serietà di chi studia medicina o ingegneria, mi sono esibita e mi sono messa in gioco guadagnando esperienza musicale e artistica.
Londra è una città dalle mille sfumature che offre opportunità valide e concrete e permette alla sua gente di reinventarsi ogni giorno senza perdere la voglia di fare, di continuare, di lottare e quindi di migliorare. Una sorta di “Happy land” dove c’è tutto ciò che serve ma … non è la tua nazione e tu, in un modo o nell’altro, rimani un forestiero.
Dopo 5 anni prevale ancora il mio desiderio di vivere una vita italiana in quanto cittadina italiana, e la mia voglia di rimpatrio è tanta quanto la tristezza di guardare da lontano un paese alla deriva, e di sapere che forse rimarrà sempre un miraggio. Se da una parte i miei Cv in Inghilterra ottengono sempre una risposta, in Italia regna il silenzio costante, nessuno risponde neanche per darti il commiato. Allora, mi chiedo, è valsa la pena fare tutto questo per poi rendermi conto che alla fine ho comunque perso? Sì, perché ho perso la mia nazione e con la mia nazione, forse, un po’, pure la mia identità. Questa storia piena di “forse” e di “perché” lascia il tempo che trova, parole lette e poi gettate al vento che non trovano spiragli di luci, né porti su cui approdare. È chiaro che l’Italia, il Regno delle dame, non ha tempo per gente seria … quella al massimo può andare a lavorare … magari all’estero!
La mia storia, oggi, continua a essere scritta sempre dall’estero. Ho creato un’attività con un piccolo prestito, niente finanziamenti o aiuti per giovani imprenditori, e la stessa continua a crescere dopo un anno di attività con tante soddisfazioni personali; anche se spesso per mantenere vivo il progetto, che offre lavoro autonomo a circa 10 persone ( ITALIANI E SPAGNOLI), vado a fare anche due o tre lavori. In poche righe ho delineato il proseguimento della mia e di altre storie che si sono incrociate all’estero, ma sarei lieta di parlarvi in dettaglio di questa mia attività.
Vi seguirò con molto attenzione.In bocca a lupo anche a voi,
Kiara da Londra

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Crowdfunding per Emergency Exit Docu-trip

A film produced by YOUDal 2009 ad oggi, oltre 100 milioni di dollari sono stati raccolti attraverso le piattaforme di crowdfunding (letteralmente: sostegno dal popolo) per la realizzazione di film indipendenti, al 40% di documentari. E’ nato un nuovo modo rivoluzionario di fare Cinema? Noi crediamo di sì. Una rivoluzione che permette uguali possibilità a tutti con un processo creativo dal basso.

Abbiamo deciso di non affidarci all’aiuto di nessuna casa di produzione per iniziare questo progetto, di camminare sulle nostre gambe, autofinanziando completamente le prime 4 tappe del viaggio, investendo il nostro tempo e le nostre risorse personali, creando una produzione a basso budget, ma completamente indipendente.

Perché volevamo che le nostre storie venissero fuori in modo autentico e senza censure, salvaguardando la qualità tecnica attraverso le nostre professionalità. Perchè non volevamo aspettare i lunghi tempi burocratici degli Enti Pubblici o conformare il film alle richieste dei produttori. Così, abbiamo iniziato e lavorato su un progetto che, senza l’aiuto di nessuno, con la solo forza del suo tema, è stato selezionato al più importante showcase di documentari in Italia, gli Italian Doc Screenings.

Per tutti questi motivi, non stiamo cercando una casa di produzione, ma tanti piccoli produttori indipendenti. E’ in questo processo creativo dal basso che oggi vogliamo coinvolgere anche il nostro pubblico, fatto sia dei tanti connazionali all’estero e sia da chi, dall’Italia, ha voglia di sentirsi vicino ai suoi amici emigrati, ascoltandone le voci e condividendone i racconti.

Perché si sappia che i giovani italiani all’estero hanno ancora qualcosa da dire al loro amato e addormentato Paese d’origine. E che se sono andati via non è stato per capriccio, ma per forza di cose.

Qualsiasi donazione sarà importante per chiudere il progetto così com’è e favorirne la conoscenza e circolazione. E, perché no, per realizzare un seguito, con tutte le storie che ancora vorremmo raccontare.

Ecco a cosa serviranno i fondi raccolti tramite il crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo:

Con un tetto massimo di 10.000 dollari, ecco tutto quello che potremo realizzare, oltre alle ricompense offerte a chi desidera sostenere e sponsorizzare il film.

1)    Finanziamento delle riprese delle ultime due tappe del documentario: a Berlino da Clara e Ilaria (designers) e a Londra, da Daniele (videomaker), Giulia (product manager) e da Bill Emmott (ex direttore dell’Economist, italianofilo doc!).

2)    Postproduzione, ovvero: montaggio, color correction, mix audio, registrazione della colonna sonora.

3)    Realizzazione dei dvd per la diffusione e circolazione nei Festival e campagna di comunicazione.

4)     Qualsiasi donazione in ‘eccesso’ (siamo ottimisti!) servirà per raccontare le altre storie che in tanti ci stanno scrivendo, da Madrid, da Copehagen, da Bruxelles, da Ginevra, Francoforte, e soprattutto dagli Stati Uniti e dall’Australia.

 

Come fare? Basta seguire questo link e cliccare su CONTRIBUISCI    Ecco le prime donazioni:

Anche diffondere il progetto e l’iniziativa è un modo per dare sostegno al film! Per conoscere i premi e le ricompense previste per ogni donazione, date uno sguardo alla colonnina laterale :-)

A film produced by you

Ma cos’è un pitch?

Nel mondo della produzione audiovisiva, soprattutto nell’ambito dei documentari, identifica il momento dell’incontro tra gli autori/filmaker con i propri progetti e il mercato potenziale, rappresentato da persone che lavorano nelle reti televisive, nelle imprese di diffusione e distribuzione di documentari o nelle istituzioni, con il compito di decidere investimenti finanziari su progetti audiovisivi. 

Il termine, mutuato dal baseball americano, riprende il significato di lanciare la palla, nell’ottica di esporre brevemente la propria idea, sottolineandone i punti di forza, per “lanciarla” nella speranza che venga raccolta e realizzata. I pitching pubblici sono eventi specifici che vengono organizzati nel settore cinematografico e televisivo proprio per favorire momenti d’incontro tra producers ed autori anche esordienti, le cui idee, seppur buone e innovative, difficilmente trovano voce nel settore mainstream.

Chi ha l’opportunità di essere selezionato con il proprio progetto a uno di questi pitching pubblici, ha di solito al massimo 15 minuti di  tempo, in uno o più incontri one to one, per convincere il proprio interlocutore a partecipare finanziariamente al progetto. Un’impresa piuttosto complicata, che va affrontata con specifiche strategie di comunicazione, ma soprattutto arrivando preparati e sicuri della propria idea. L’obiettivo di un buon pitch non è tanto portare a casa una risposta definitiva sul momento quanto piuttosto riuscire a catturare l’attenzione e la curiosità del possibile finanziatore, in modo che voglia saperne di più rispetto alle altre decine di proposte già ricevute. Magari in un secondo incontro, al di fuori del pitch.

Questa forma di promozione delle idee, diffusa soprattutto negli Stati Uniti, oggi è utilizzata anche in contesto europeo. In Italia, c’è da dire, stenta a prender piede, da parte dei producers, l’idea di dar ascolto anche a nuovi modelli creativi, preferendo spesso lavorare con soggetti già consolidati da anni, che però spesso peccano di scarsa originalità – riproponendo i classici ‘usati garantiti’ e confidando in una presunta imbecillità dello spettatore nel fruire di nuovi contenuti.

pitch is a concise verbal (and sometimes visual) presentation of an idea for a film or TV series generally made by a screenwriteror director to a producer or studio executive in the hope of attracting development finance to pay for the writing of a screenpaly. “Pitch” is a contraction of the phrase sales pitch. A pitch is used throughout different stages of production, such as casting and distribution, as well as to urge film producers to further fund a project. Filmmakers who devise a pitch tend to manufacture a production package, which is handed out to each potential investor during the pitch. The package contains the basic information for the filmmaker’s project, such as a plot synopsis and budgeting values.

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Official Selection

Gentile Brunella, è un piacere comunicarle che il suo progetto, dal titolo ‘Emergency Exit – Young Italians Abroad’, è stato ufficialmente selezionato agli Italian Doc Screenings 2012. A presto, a Firenze!

Dear Miss Brunella Filì, it’s a pleasure for us to inform you that your project, “Emergency Exit – Young Italians Abroad’, has been officially selected to the Italian Doc Screenings 2012. See you soon in Florence!

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http://2012.italiandocscreenings.it/

A presto, con gli aggiornamenti sulla mia prima esperienza a un Pitching Forum!

Stay tuned, with the coming soon impressions about my first Pitching experience!

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QUARTA TAPPA: ORIZZONTI NORDICI

Di ritorno dalla quarta tappa del viaggio in Europa alla ricerca dei giovani italiani all’estero: la Norvegia.

Partita da Milano, ho fatto scalo a Oslo-Torp, diretta, con un volo interno norvegese, a Bergen. La porta ai Fiordi norvegesi. 

Come vi avevo anticipato, ad attendermi lì ci sarebbe stato Marco, il nostro connazionale siciliano, trasferitosi a Bergen da due anni ormai, pescivendolo poliglotta presso il celebre Fisketorget, ma soprattutto artista, disegnatore di fumetti.

Ma andiamo per ordine. Questa volta, il mio compagno di viaggio è stato il mio amico Simone Danieli, cameraman e videomaker. Per cui, in questa tappa abbiamo girato con due telecamere e abbiamo raccolto davvero moltissimo materiale.

Marco è una persona molto loquace e un grande osservatore dell’umanità variegata che il suo lavoro lo porta ad incrociare durante la giornata. Le sue considerazioni sulla vita in Norvegia, in particolare degli italiani che vivono o transitano di lì, sono approfondite e fanno tesoro dei quotidiani incontri al Mercato del Pesce, dove incontra persone di ogni nazionalità. Nella parte del documentario che lo vede protagonista, ho scoperto cose sul mondo del lavoro, della famiglia, dell’istruzione che, qui in Italia, sembrano davvero impossibili. Inoltre ho imparato che è possibile cucinare un’ottima parmigiana di melanzane anche in Norvegia!

Marco non è il solo italiano che ho incontrato a Bergen. Quest’ultima è una città turistica e universitaria, per cui è un colorato crocevia di numerose nazionalità e generazioni: gli italiani che vivono lì sono molti di più di quanto il rigido clima scandinavo potrebbe far immaginare. Ho incontrato Camilla, giovane piemontese, il cui racconto sul suo arrivo in Norvegia riserva molte sottolineature critiche verso il nostro Paese, oltre che numerose informazioni utili per chi volesse trasferirsi lì per lavoro, presenti anche nel suo blog: http://norvegiani.wordpress.com/

Fra le varie testimonianze raccolte che vedrete nel documentario, un’altra da segnalare nel diario di viaggio di Emergency Exit è quella di Massimo. Massimo ha 40 anni, quindi è il più grande finora tra i giovani intervistati, inoltre è sposato e ha due figli. Quello che mi ha detto è interessante per chi, in Italia, si chiede se e quando sarà possibile crearsi un futuro e una famiglia ed essere in grado di mantenerli. Ci ha spiegato come in Norvegia lo Stato venga incontro alle famiglie e in special modo alle donne. Massimo è anche l’autore del libro ‘Il pescivendolo italiano in Norvegia‘.


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