Image Image Image Image Image

Ecco una delle postcard più belle del documentario:

Scroll to Top

To Top

Special Guest

Non è un Paese per giovani: la generazione perduta dell’Italia.

On 11, nov 2012 | No Comments | In Special Guest | By Brunella

Franco FerrarottiEmergency Exit intervista il sociologo Franco Ferrarotti.

Parto domenica 11 novembre da Bari per raggiungere Roma, in compagnia di Lucia. Viaggiamo in bus, perchè siamo una produzione low-budget, but high profile. E difatti, la conferma arriva proprio dall’Alto, con le 10 suore (di clausura, ma questa è un’altra storia!) che viaggiano con noi. Siamo in corsa per realizzare un’intervista fondamentale per il progetto, quella al sociologo Franco Ferrarotti, un acuto mostro sacro di 86 anni, sodale di Marshall Mac Luhan e coautore, con Durkheim, dei ‘Quaderni della Sociologia’. Lo intervisto perché, tra le sue pubblicazioni, appare “La strage degli Innocenti. Genocidio di una generazione”. Un libro che parla dei giovani italiani e descrive come a pagare la crisi generata dal crollo del capitalismo siano le giovani generazioni, specie quelle dei Paesi del Mediterraneo. Come l’Italia.

Perché un professore ultraottantenne scrive un libro a proposito dei giovani precari italiani? Pochi minuti di conversazione con il Prof. dipingono in modo chiaro, sintetico e netto la situazione in cui versa la società italiana. E sono completamente rapita. Ma cominciamo dall’inizio.

A Roma splende il sole, fa proprio caldo, ci sono quasi 27 gradi anche se siamo a metà Novembre, è qualcosa di estremamente insolito, ma devo ammettere che, anche da questo punto di vista, la giornata ci sorride. Dal punto di vista tecnico, intanto, la nostra troupe di indipendenti si completa con l’arrivo mattutino di Simone, amico e collega cameraman, da San Benedetto del Tronto.

Sono le 10, un bel respiro, si va in scena.

Libreria di Franco FerrarottiLo studio del Professore è come lo immagineresti in un film. Di quelli dove gli eroi vanno alla ricerca di un testo antichissimo e prezioso, in un’altrettanto antichissima biblioteca piena, posseduta dal più grande letterato di tutti i tempi. Un’enorme stanza le cui pareti altissime sono completamente occupate da libri. Compresa la parete con la finestra, è piena anche quella, solo qualche raggio filtra dai vetri attraverso i volumi e illumina la polvere nell’aria. Al centro della stanza, campeggia un tavolo di legno ed anche quello è sommerso da libri, piccoli, grandi, messi su dei supporti o semplicemente impilati senza ordine. Poi, ritagli di giornali, periodici, appunti e disegni. Anche le sedie intorno al tavolo sono occupate dai testi, tant’è che quando il Prof. ci fa accomodare, libera le sedie spostando colonne di libri sul pavimento.

Seduta, mi guardo intorno per un momento: anche il resto dell’appartamento è dominato dai volumi, addensati su librerie, scaffali, ripiani, scrivanie, scatoloni, qualsiasi cosa è schiacciata dalle pagine, dalle copertine colorate, dalle rilegature pregiate, dalle copie non conformi, tutte accumulatesi lì in chissà quanti decenni…

 

Di certo non mostrerò al nostro ospite il mio E-reader durante questo incontro…

Ferrarotti è una persona amichevole. Uno di quelli che ti abbraccia presentandosi, stringendoti la mano e sorridendoti. È alto, ha le sopracciglia bianche, folte e arruffate e due occhi chiari e penetranti capaci di leggerti assoultamente ogni pensiero, come capirò durante quest’ora insieme. Mi chiede dell’intervista, dove andrà inserita, che progetto è, perché vogliamo intervistare proprio lui… ma è brevissima la mia premessa, lui sembra aver già capito e vuole iniziare… quasi ancora prima di poter sistemare le inquadrature, le luci, provare l’audio… Ma… avrà davvero capito cosa spero di sapere da lui? Quali questioni è importante che vengano affrontate? Si legherà col resto del girato? Ho preparato delle domande, è bene iniziare, poi al massimo lo interromperò… in qualche modo. Ci siamo, mi siedo di fronte a lui, accanto alle due telecamere. Concèntrati, non ti far distrarre. Lucida. Ricorda i vecchi errori. Stai sul pezzo. Lui mi punta dritto con i suoi profondi occhi, circondati dalle tracce di chissà quante esperienze vissute, dalle folte e bianche sopracciglia, che incrocia, prende un resiro e poi parte.

E dice tutto. Ma proprio tutto, come se mi stesse leggendo nel pensiero, in un unico coerente discorso di circa venti minuti. Con le giuste pause. Le giuste cadenze. I giusti distacchi, ripetizioni, inizi e riprese. Insomma, giusto quando alla fine mi stavo per dire, ecco, solo una cosa non ha detto, che gli ho sentito dire e vorrei ripetesse, ora gliela chiedo… ed ecco che, paf! la racconta, chiosando questa non-conversazione:

al mattino, recandomi in studio, talvolta vedo passare le auto blu, con dentro i nostri politici, coperti da questi vetri oscuri e scortati da forze di polizia verso i luoghi dove decidono sorti e leggi del popolo italiano, un popolo da cui sono completamente lontani e di cui ignorano le vere esigenze; e, quando li vedo, ogni giorno di più mi sembrano assomigliare a truppe straniere d’occupazione che perlustrano il territorio conquistato… l’Italia, immaginando come sfruttarlo a proprio vantaggio”.

 Ore 10:40. lasciamo lo studio del Professore, che ci ha salutati stringendoci in abbracci da vero e proprio nonno e dicendoci ‘mi raccomando, siate appassionati, non perdete mai la fiducia e la voglia di imparare’. Mentre andiamo via, ancora intorpiditi da questo fiume in piena, il Prof. ci richiama e, naturalmente, ci regala un paio di libri a testa, con tanto di dedica.

Franco Ferrarotti è oggi il più noto dei sociologi italiani all’estero.
I suoi libri sono tradotti in francese, inglese, spagnolo, in russo e in giapponese. Autore di numerosi libri apprezzati da scrittori, artisti e scienziati sociali, ha collaborato con le maggiori riviste scientifiche statunitensi, oltre che europee.
Ferrarotti si è interessato dei problemi del mondo del lavoro e della società industriale e postindustriale, dei temi del potere e della sua gestione, della tematica dei giovani, della marginalità urbana e sociale, delle credenze religiose, delle migrazioni. Una particolare attenzione è stata dedicata nelle sue ricerche alla città di Roma. Ha sempre privilegiato un approccio interdisciplinare e insisitito sull’importanza di uno stretto nesso tra impostazione teorica e ricerca sul campo.
Ferrarotti è stato consigliere di Adriano Olivetti, diplomatico, deputato, professore ordinario.

Tags | , , , , , , , , , ,

Submit a Comment

You must be logged in to post a comment. Login