Image Image Image Image Image

Ecco una delle postcard più belle del documentario:

Scroll to Top

To Top

STORIE DI GIOVANI ITALIANI ALL'ESTERO

LATEST UPDATES

 

Amici,

il lavoro procede. Stiamo per pubblicare la campagna di crowdfunding per la postproduzione del nostro documentario, e, cosa che mi fa molto piacere, nuovi amici si sono uniti a quest’avventura per completare il lavoro nel modo migliore.

Per ora non aggiungo altro, teniamo le dita incrociate.

Intanto ho realizzato un altro breve documentario, si chiama Piazza Macao. Tratta di un’occupazione avvenuta a Milano a Maggio di quest’anno… però non è un’occupazione come le altre: Macao è stato il primo grattacielo interamente occupato da artisti in Italia… Se siete curiosi, eccolo qui:

Presto il post con il report dagli Italian Doc Screenings e Firenze. Alla prossima!

Non è un Paese per giovani: la generazione perduta dell’Italia.

On 11, nov 2012 | No Comments | In Special Guest | By Brunella

Franco FerrarottiEmergency Exit intervista il sociologo Franco Ferrarotti.

Parto domenica 11 novembre da Bari per raggiungere Roma, in compagnia di Lucia. Viaggiamo in bus, perchè siamo una produzione low-budget, but high profile. E difatti, la conferma arriva proprio dall’Alto, con le 10 suore (di clausura, ma questa è un’altra storia!) che viaggiano con noi. Siamo in corsa per realizzare un’intervista fondamentale per il progetto, quella al sociologo Franco Ferrarotti, un acuto mostro sacro di 86 anni, sodale di Marshall Mac Luhan e coautore, con Durkheim, dei ‘Quaderni della Sociologia’. Lo intervisto perché, tra le sue pubblicazioni, appare “La strage degli Innocenti. Genocidio di una generazione”. Un libro che parla dei giovani italiani e descrive come a pagare la crisi generata dal crollo del capitalismo siano le giovani generazioni, specie quelle dei Paesi del Mediterraneo. Come l’Italia.

Perché un professore ultraottantenne scrive un libro a proposito dei giovani precari italiani? Pochi minuti di conversazione con il Prof. dipingono in modo chiaro, sintetico e netto la situazione in cui versa la società italiana. E sono completamente rapita. Ma cominciamo dall’inizio.

A Roma splende il sole, fa proprio caldo, ci sono quasi 27 gradi anche se siamo a metà Novembre, è qualcosa di estremamente insolito, ma devo ammettere che, anche da questo punto di vista, la giornata ci sorride. Dal punto di vista tecnico, intanto, la nostra troupe di indipendenti si completa con l’arrivo mattutino di Simone, amico e collega cameraman, da San Benedetto del Tronto.

Sono le 10, un bel respiro, si va in scena.

Libreria di Franco FerrarottiLo studio del Professore è come lo immagineresti in un film. Di quelli dove gli eroi vanno alla ricerca di un testo antichissimo e prezioso, in un’altrettanto antichissima biblioteca piena, posseduta dal più grande letterato di tutti i tempi. Un’enorme stanza le cui pareti altissime sono completamente occupate da libri. Compresa la parete con la finestra, è piena anche quella, solo qualche raggio filtra dai vetri attraverso i volumi e illumina la polvere nell’aria. Al centro della stanza, campeggia un tavolo di legno ed anche quello è sommerso da libri, piccoli, grandi, messi su dei supporti o semplicemente impilati senza ordine. Poi, ritagli di giornali, periodici, appunti e disegni. Anche le sedie intorno al tavolo sono occupate dai testi, tant’è che quando il Prof. ci fa accomodare, libera le sedie spostando colonne di libri sul pavimento.

Seduta, mi guardo intorno per un momento: anche il resto dell’appartamento è dominato dai volumi, addensati su librerie, scaffali, ripiani, scrivanie, scatoloni, qualsiasi cosa è schiacciata dalle pagine, dalle copertine colorate, dalle rilegature pregiate, dalle copie non conformi, tutte accumulatesi lì in chissà quanti decenni…

 

Di certo non mostrerò al nostro ospite il mio E-reader durante questo incontro…

Ferrarotti è una persona amichevole. Uno di quelli che ti abbraccia presentandosi, stringendoti la mano e sorridendoti. È alto, ha le sopracciglia bianche, folte e arruffate e due occhi chiari e penetranti capaci di leggerti assoultamente ogni pensiero, come capirò durante quest’ora insieme. Mi chiede dell’intervista, dove andrà inserita, che progetto è, perché vogliamo intervistare proprio lui… ma è brevissima la mia premessa, lui sembra aver già capito e vuole iniziare… quasi ancora prima di poter sistemare le inquadrature, le luci, provare l’audio… Ma… avrà davvero capito cosa spero di sapere da lui? Quali questioni è importante che vengano affrontate? Si legherà col resto del girato? Ho preparato delle domande, è bene iniziare, poi al massimo lo interromperò… in qualche modo. Ci siamo, mi siedo di fronte a lui, accanto alle due telecamere. Concèntrati, non ti far distrarre. Lucida. Ricorda i vecchi errori. Stai sul pezzo. Lui mi punta dritto con i suoi profondi occhi, circondati dalle tracce di chissà quante esperienze vissute, dalle folte e bianche sopracciglia, che incrocia, prende un resiro e poi parte.

E dice tutto. Ma proprio tutto, come se mi stesse leggendo nel pensiero, in un unico coerente discorso di circa venti minuti. Con le giuste pause. Le giuste cadenze. I giusti distacchi, ripetizioni, inizi e riprese. Insomma, giusto quando alla fine mi stavo per dire, ecco, solo una cosa non ha detto, che gli ho sentito dire e vorrei ripetesse, ora gliela chiedo… ed ecco che, paf! la racconta, chiosando questa non-conversazione:

al mattino, recandomi in studio, talvolta vedo passare le auto blu, con dentro i nostri politici, coperti da questi vetri oscuri e scortati da forze di polizia verso i luoghi dove decidono sorti e leggi del popolo italiano, un popolo da cui sono completamente lontani e di cui ignorano le vere esigenze; e, quando li vedo, ogni giorno di più mi sembrano assomigliare a truppe straniere d’occupazione che perlustrano il territorio conquistato… l’Italia, immaginando come sfruttarlo a proprio vantaggio”.

 Ore 10:40. lasciamo lo studio del Professore, che ci ha salutati stringendoci in abbracci da vero e proprio nonno e dicendoci ‘mi raccomando, siate appassionati, non perdete mai la fiducia e la voglia di imparare’. Mentre andiamo via, ancora intorpiditi da questo fiume in piena, il Prof. ci richiama e, naturalmente, ci regala un paio di libri a testa, con tanto di dedica.

Franco Ferrarotti è oggi il più noto dei sociologi italiani all’estero.
I suoi libri sono tradotti in francese, inglese, spagnolo, in russo e in giapponese. Autore di numerosi libri apprezzati da scrittori, artisti e scienziati sociali, ha collaborato con le maggiori riviste scientifiche statunitensi, oltre che europee.
Ferrarotti si è interessato dei problemi del mondo del lavoro e della società industriale e postindustriale, dei temi del potere e della sua gestione, della tematica dei giovani, della marginalità urbana e sociale, delle credenze religiose, delle migrazioni. Una particolare attenzione è stata dedicata nelle sue ricerche alla città di Roma. Ha sempre privilegiato un approccio interdisciplinare e insisitito sull’importanza di uno stretto nesso tra impostazione teorica e ricerca sul campo.
Ferrarotti è stato consigliere di Adriano Olivetti, diplomatico, deputato, professore ordinario.

Tags | , , , , , , , , , ,

Ma cos’è un pitch?

Nel mondo della produzione audiovisiva, soprattutto nell’ambito dei documentari, identifica il momento dell’incontro tra gli autori/filmaker con i propri progetti e il mercato potenziale, rappresentato da persone che lavorano nelle reti televisive, nelle imprese di diffusione e distribuzione di documentari o nelle istituzioni, con il compito di decidere investimenti finanziari su progetti audiovisivi. 

Il termine, mutuato dal baseball americano, riprende il significato di lanciare la palla, nell’ottica di esporre brevemente la propria idea, sottolineandone i punti di forza, per “lanciarla” nella speranza che venga raccolta e realizzata. I pitching pubblici sono eventi specifici che vengono organizzati nel settore cinematografico e televisivo proprio per favorire momenti d’incontro tra producers ed autori anche esordienti, le cui idee, seppur buone e innovative, difficilmente trovano voce nel settore mainstream.

Chi ha l’opportunità di essere selezionato con il proprio progetto a uno di questi pitching pubblici, ha di solito al massimo 15 minuti di  tempo, in uno o più incontri one to one, per convincere il proprio interlocutore a partecipare finanziariamente al progetto. Un’impresa piuttosto complicata, che va affrontata con specifiche strategie di comunicazione, ma soprattutto arrivando preparati e sicuri della propria idea. L’obiettivo di un buon pitch non è tanto portare a casa una risposta definitiva sul momento quanto piuttosto riuscire a catturare l’attenzione e la curiosità del possibile finanziatore, in modo che voglia saperne di più rispetto alle altre decine di proposte già ricevute. Magari in un secondo incontro, al di fuori del pitch.

Questa forma di promozione delle idee, diffusa soprattutto negli Stati Uniti, oggi è utilizzata anche in contesto europeo. In Italia, c’è da dire, stenta a prender piede, da parte dei producers, l’idea di dar ascolto anche a nuovi modelli creativi, preferendo spesso lavorare con soggetti già consolidati da anni, che però spesso peccano di scarsa originalità – riproponendo i classici ‘usati garantiti’ e confidando in una presunta imbecillità dello spettatore nel fruire di nuovi contenuti.

pitch is a concise verbal (and sometimes visual) presentation of an idea for a film or TV series generally made by a screenwriteror director to a producer or studio executive in the hope of attracting development finance to pay for the writing of a screenpaly. “Pitch” is a contraction of the phrase sales pitch. A pitch is used throughout different stages of production, such as casting and distribution, as well as to urge film producers to further fund a project. Filmmakers who devise a pitch tend to manufacture a production package, which is handed out to each potential investor during the pitch. The package contains the basic information for the filmmaker’s project, such as a plot synopsis and budgeting values.

Tags | , , , , , , , , , ,

Official Selection

Gentile Brunella, è un piacere comunicarle che il suo progetto, dal titolo ‘Emergency Exit – Young Italians Abroad’, è stato ufficialmente selezionato agli Italian Doc Screenings 2012. A presto, a Firenze!

Dear Miss Brunella Filì, it’s a pleasure for us to inform you that your project, “Emergency Exit – Young Italians Abroad’, has been officially selected to the Italian Doc Screenings 2012. See you soon in Florence!

!

 

http://2012.italiandocscreenings.it/

A presto, con gli aggiornamenti sulla mia prima esperienza a un Pitching Forum!

Stay tuned, with the coming soon impressions about my first Pitching experience!

Tags | , , , , , ,

QUARTA TAPPA: ORIZZONTI NORDICI

Di ritorno dalla quarta tappa del viaggio in Europa alla ricerca dei giovani italiani all’estero: la Norvegia.

Partita da Milano, ho fatto scalo a Oslo-Torp, diretta, con un volo interno norvegese, a Bergen. La porta ai Fiordi norvegesi. 

Come vi avevo anticipato, ad attendermi lì ci sarebbe stato Marco, il nostro connazionale siciliano, trasferitosi a Bergen da due anni ormai, pescivendolo poliglotta presso il celebre Fisketorget, ma soprattutto artista, disegnatore di fumetti.

Ma andiamo per ordine. Questa volta, il mio compagno di viaggio è stato il mio amico Simone Danieli, cameraman e videomaker. Per cui, in questa tappa abbiamo girato con due telecamere e abbiamo raccolto davvero moltissimo materiale.

Marco è una persona molto loquace e un grande osservatore dell’umanità variegata che il suo lavoro lo porta ad incrociare durante la giornata. Le sue considerazioni sulla vita in Norvegia, in particolare degli italiani che vivono o transitano di lì, sono approfondite e fanno tesoro dei quotidiani incontri al Mercato del Pesce, dove incontra persone di ogni nazionalità. Nella parte del documentario che lo vede protagonista, ho scoperto cose sul mondo del lavoro, della famiglia, dell’istruzione che, qui in Italia, sembrano davvero impossibili. Inoltre ho imparato che è possibile cucinare un’ottima parmigiana di melanzane anche in Norvegia!

Marco non è il solo italiano che ho incontrato a Bergen. Quest’ultima è una città turistica e universitaria, per cui è un colorato crocevia di numerose nazionalità e generazioni: gli italiani che vivono lì sono molti di più di quanto il rigido clima scandinavo potrebbe far immaginare. Ho incontrato Camilla, giovane piemontese, il cui racconto sul suo arrivo in Norvegia riserva molte sottolineature critiche verso il nostro Paese, oltre che numerose informazioni utili per chi volesse trasferirsi lì per lavoro, presenti anche nel suo blog: http://norvegiani.wordpress.com/

Fra le varie testimonianze raccolte che vedrete nel documentario, un’altra da segnalare nel diario di viaggio di Emergency Exit è quella di Massimo. Massimo ha 40 anni, quindi è il più grande finora tra i giovani intervistati, inoltre è sposato e ha due figli. Quello che mi ha detto è interessante per chi, in Italia, si chiede se e quando sarà possibile crearsi un futuro e una famiglia ed essere in grado di mantenerli. Ci ha spiegato come in Norvegia lo Stato venga incontro alle famiglie e in special modo alle donne. Massimo è anche l’autore del libro ‘Il pescivendolo italiano in Norvegia‘.


Tags | , , , ,