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Ecco una delle postcard più belle del documentario:

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#REMAIN. La voce di un emigrato Europeo in UK ai tempi del referendum BREXIT

On 23, giu 2016 | No Comments | In Dati, Points of view | By Brunella

Da un articolo del The Guardian che potete trovare qui in lingua originale.

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Remain…or not?

“Sono un migrante Europeo che vive in UK. Probabilmente avrete sentito un sacco di cose su persone come me nella campagna referendaria, ma di fatto non avete sentito dire nulla da nessuno di noi: noi, che abbiamo da perdere più di chiunque altro in questo referendum – perché i nostri mezzi di sostentamento dipendono dal risultato – non abbiamo alcuna voce in capitolo, nè un voto.
Sono venuto a vivere nel Regno Unito nel 1998, per un dottorato di ricerca. Prima di allora, nel 1993-94, ero stato qui con uno scambio studentesco in parte finanziato dal programma Erasmus dell’Unione Europea. Fu in quella occasione che ho avuto modo di conoscere e ad amare la Gran Bretagna come paese aperto e accogliente. La mia padrona di casa è stata una delle persone più gentili e calorose che abbia mai incontrato. Sono tornato in Gran Bretagna non appena ho potuto.

Dopo aver terminato il mio dottorato, mi sono imbarcato in un post-doc e poi trasferito in un’altra Università, dove ho lavorato per otto anni, prima di ottenere il mio posto attuale. Ho approfittato dell’ apertura del mondo accademico nel Regno Unito e della mobilità offerta dall’adesione all’UE.

Solo raramente ho incontrato pregiudizi e discriminazione, e sono stato in grado di ottenere grandi risultati.

Ma, come in ogni buona collaborazione, ho anche dato molto in cambio. Ho lavorato duramente per educare migliaia di studenti nel corso degli anni. Ho intrapreso ricerche e scritto libri e articoli. Ho lavorato come capo del dipartimento ed esaminatore esterno, e coperto innumerevoli ruoli amministrativi.

Ci sono migliaia di persone come me nelle università britanniche e il paese ha indubbiamente beneficiato del carattere internazionale di questa forza lavoro. Per competere a livello internazionale, le università del Regno Unito devono essere in grado di attrarre i migliori talenti, ovunque essi si trovino. Il successo nella classifica internazionale si basa sulla loro capacità di fare proprio questo.

Se il Regno Unito vota per lasciare l’UE, diventerà meno attrattiva non solo per i cittadini comunitari, ma per quelli  in tutto il mondo. Diversi colleghi nati negli Stati Uniti, per esempio, mi hanno detto che una delle ragioni per le quali si stabilirono nel Regno Unito è stato perché la possibilità di un soggiorno a tempo indeterminato qui ha dato loro libero accesso all’UE.

Ma i segni sono inquietanti. La campagna referendaria ha creato un clima di ostilità nei confronti degli immigrati, in modi non ho mai sperimentato nei miei 18 anni in questo paese. Veniamo accusati dello stato dei servizi pubblici su settori come la salute, l’alloggio e l’istruzione, e della diminuizione dei salari, anche se i veri colpevoli – ovvero il sotto-investimento cronico, la scarsa pianificazione, un governo inefficace e leggi sul lavoro annacquate – sono del tutto “fatte in casa”.

I racconti di intimidazione e minacce contro gli attivisti pro-Remain, gli immigrati e i loro sostenitori sono un motivo di seria preoccupazione. Non vi è dubbio che molti sostenitori del ‘lasciare’ siano decenti, persone riflessive, ma c’è anche il dubbio che parti della campagna hanno giocato su xenofobia e incoraggiato  razzisti e violenti.

‘Non sei tu, sono loro’
Mi è stato detto: “Non si tratta di persone come te, sono gli altri.” Io sono, a quanto pare, uno straniero “utile”. Allora, chi sono gli altri che stanno parlando? Gli idraulici polacchi? I raccoglitori di frutta lituani? Le infermiere spagnole? I medici greci? O è il turista previdenziale, quelle creature mitiche che, come il mostro di Loch Ness, non sono mai stati effettivamente notati, ma che sicuramente devono esistere, data la quantità di conversazioni su di loro?

Anche nel caso di un voto positivo sul restare, sarà difficile controllare le forze che sono state scatenate in questa campagna. Ed è difficile immaginare ciò in cui il Regno Unito si trasformerebbe dopo un Br-exit, possibilmente sotto la guida dei signori Johnson, Gove e Farage. Quel che è certo, tuttavia, è che non sarà più il paese che mi ha abbracciato – e di cui mi innamorai – tanti anni fa.

Non so se mi sarà permesso di rimanere, ma, come molti altri, sto cominciando a chiedermi se lo vorrei. Mi dispiacerebbe lasciare il paese che è stata la mia casa per quasi 20 anni e che è stato così buono con me – ma se si tratta di questo, il vero perdente sarà la Gran Bretagna.

Lo scrittore è un insegnante europeo di musica nazionale in una università scozzese.

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18

dic
2014

No Comments

In webseries

By Brunella

EMERGENCY EXIT CALL FOR STORIES: A VOI LA SCELTA!

On 18, dic 2014 | No Comments | In webseries | By Brunella

Infografica-definitiva

Le storie della prossima puntata le scegliete voi!

Siamo pronti a ripartire. Entro Gennaio inizieremo la lavorazione della prossima puntata della nostra serie web, ispirata al documentario cinematografico Emergency Exit – Storie di giovani Italiani all’estero (un film che, come sapete, ora è in fase di distribuzione attraverso Festival e proiezioni speciali su richiesta, scriveteci!), prodotta grazie a Principi Attivi della Regione Puglia, al sostegno di Apulia Film Commission e dell’Ufficio Pugliesi nel Mondo.

Come sapete, sinora abbiamo girato a Bruxelles, Madrid e Lisbona, raccontando storie di vita all’estero e descrivendo, attraverso le voci lontane dei protegonisti, un variegato affresco psicologico dell’Italia di oggi.

Ci manca ancora una destinazione, un racconto da raccogliere, questa volta fuori dall’Europa. Ma dove andare? Sono tantissime le storie che finora ci avete mandato ed è davvero difficile decidere. Qui vi proponiamo alcune idee che ci sono piaciute, ma altre ne attendiamo da voi che siete all’estero, o dai vostri amici e parenti expat ovuque nel mondo, purchè con la voglia di raccontarsi.

  • Andiamo a scoprire com’è la vita dei giovani italiani emigrati in Australia Occidentale, a Perth, a lavoro nelle miniere di ferro  o nelle grandi farm agricole, cercando di ottenere un visto immigrazione permanente?

  • Oppure andiamo a raccontare la vita dei nostri connazionali in California, Stati Uniti, che ci aspettano in Silicon Valley, fra successi incredibili ma anche ritmi di lavoro incessanti e spesso alienanti, non meno di 12 ore al giorno? E poi, non solo S. Francisco, qui:  ma anche le storie quotidiane disperse fra le trafficate strade di Los Angeles, inseguendo sogni di gloria…

  • O ancora: lo sapevate che ci sono squadre di giovani archeologi e ricercatori italiani che curano scavi nei siti preistorici dell’Oman, in Medio Oriente? Vi piacerebbe sapere come ci si adatta alla vita vicino al deserto, pur di fare il lavoro per cui si è studiato?

  • Non è ancora finita: il Sudamerica (l’Argentina e soprattutto il Brasile) – un tempo terra promessa dei nostri nonni contadini emigranti a fine ‘800 – oggi torna fra le mete predilette dei giovani italiani all’estero. Questa volta la spinta non è la fame di inzio Novecento, bensì la crisi economica. Ad esempio il Brasile, che recentemente è stato premiato con upgrade di Standard & Poor’s, sta infatti rivedendo la sua politica sull’immigrazione in modo da favorire l’ingresso di professionisti altamente qualificati nelle imprese brasiliane. Nonostante le sue grandi contraddizioni e disparità tra classi sociali, offre una possibilità ai giovani imprenditori emigranti.

Queste sono solo alcune idee.

Qual è la vostra preferita? 

O ne avete di nuove e più interessanti? 

Scriveteci, raccontateci la vostra storia dall’estero o metteci in contatto con la vostra rete di amici espatriati, condividete questa casting call!

Naturalmente partiremo come sempre dalla Puglia, ma cerchiamo storie da tutta Italia: scriveteci attraverso la nostra pagina Facebook oppure all’indirizzo mail officinemadocsrls@gmail.com

LA PUNTATA PILOTA

 

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