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Ecco una delle postcard più belle del documentario:

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l'Italia vista dall'estero

Emergency Exit su Internazionale dopo l’anteprima Al Festival del Cinema Europeo

Ancora una volta è lo sguardo disincantato di un giornalista straniero – Lee Marshall, che vive e lavora in Italia da oltre vent’anni, papà di una giovane ventiquattrenne che studia in UK – a cogliere la realtà del nostro Paese in maniera oggettiva. E a scrivere un’analisi-recensione del nostro film che sinceramente ci onora.

Qui trovate il link all’articolo, uscito sulle pagine online di Internazionale, che ha suscitato oltre 5000 condivisioni in rete e tantissimi messaggi indirizzati a noi.

Ho avuto la fortuna di parlare di persona con Lee al Festival del Cinema Europeo di Lecce, dove come sapete c’è stata la premiere mondiale di Emergency Exit. Lee mi ha raccontato di aver già iniziato una sua personale ricerca sul tema della diaspora dei giovani italiani ed il documentario ha dato uno spunto per raccontare anche il difficile percorso umano che si cela dietro i numeri legati al fenomeno. Mi ha fatto moltissime domande sui protagonisti del film, ma anche sul perchè avessi deciso di raccontare queste storie dal punto di vista dei sentimenti e dell’interiorità. Come sapete, la risposta è perchè questo mi ha toccato da vicino, dato che almeno 3 su 5 fra i miei amici e conoscenti sono dovuti partire senza avere la possibilità di rientrare.

L’opportunità di parlare con Lee del film ed il suo articolo sono, per tutto il nostro team, proprio una grande soddisfazione: il suo discorso ha centrato la maggior parte degli spunti, vari e diversi tra loro, che col documentario abbiamo cercato di lanciare per stimolare una riflessione, dal fatto che non si tratta più solo di cervelli, ma di cuori e persone in cerca di una vita normale; alle sensazioni di rabbia, mista a nostalgia, che spesso prevalgono sulla felicità dell’auto-affermazione raggiunta; al fatto che quella che viene definita ‘fuga’ comporta invece moltissime difficoltà e sacrifici; per finire con i numeri sconcertanti:

L’Italia ha spodestato perfino un paese del Commonwealth che per anni è stato il principale fornitore di immigrati nel Regno Unito: l’India. Tra il 2002 e il 2005, per ogni italiano che chiedeva il codice fiscale inglese c’erano tra i tre e i quattro indiani. Adesso ci sono tre italiani ogni due indiani. E siccome giocare con i numeri è divertente, ecco un altro dato sorprendente: ormai il numero di italiani che si trasferiscono in Gran Bretagna ogni anno supera il numero di albanesi e marocchini messi insieme che arrivano in Italia

Il suo interesse sincero e obiettivo per questo problema, così come l’altissimo numero di condivisioni in rete, è stato una nuova, enorme iniezione di entusiasmo per continuare questo percorso di distribuzione indipendente. Significa che stiamo facendo bene a parlarne e a far girare il film, scoperchiando una pentola che bolle da tempo ormai e di cui spesso si sottovaluta la gravità.

Ho solo una cosa da precisare, per concludere: nell’articolo il film è definito “un documentario bello ma triste“. Non sono del tutto d’accordo, anche se capisco il motivo. Tuttavia preferirei: un documentario bello su una situazione triste. Una situazione che, una volta che se n’è preso coscienza, possiamo cambiare, se tutti noi lo vogliamo.

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